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Nella Babilonia del XVIII secolo a.C. un debito era una cosa: una tavoletta d'argilla che si poteva conservare, esibire e all'occorrenza, bagnare. Inumidita, l'argilla tornava malleabile e l'obbligazione si cancellava. Quel gesto presupponeva che il debito fosse un passato, che fosse leggibile e che esistesse un'istanza capace di decidere che quel passato cessava di vincolare. Nessuna delle tre condizioni vale nel mondo di cui parlano i quattro interlocutori di questa conversazione. Il capitale, dice Jonathan Nitzan, è capitalizzazione: il valore presente di guadagni futuri attesi, non guarda indietro, ma in avanti, verso un futuro che viene scontato e scambiato ora.
Registrato il 3 dicembre 2024 e apparso sulla «Review of Capital as Power», il dialogo mette a confronto quattro economisti politici eterodossi su una questione sola: che cosa sia il capitale e, dunque con quale principio si debba leggere l'economia. Nitzan e Fix lo misurano con la capitalizzazione differenziale, Hudson con la rendita economica. I partecipanti dichiarano la divergenza risolta: non lo è, ed è il punto in cui il testo dice di più.