Leggi le prime pagine: 

ALTER EGO. ESERCIZI DI DUPLICAZIONE

Volume della collana LE BELLE LETTERE n. 84
Prezzo: €18,00 / Prezzo di listino: €18,00
INVIO SENZA SPESE e OMAGGIO UNO DEI DIARI&QUADERNI
Formato: 130x170, 176 pagine / Luglio, 2024 / ISBN: 9788893132749
Autore: 

PRIMA DI ACQUISTARE LEGGI LE PRIME 30 PAGINE CLICCANDO SOTTO LA COPERTINA

Affonda nella notte dei tempi la vocazione dell’uomo ad essere quello che è e insieme ciò che non è e vorrebbe essere. L’altro da sé si ritrova nel cuore del sé, ossia nei meandri soggettivabili dell’io. Una volta che si affermi la persuasione antropologica dell’homo duplex, dell’uomo che conserva nel suo repertorio concreto l’altro da sé – l’alter ego – si dà la stura non solo alla duplicazione dell’uomo ma alla moltiplicazione dell’uomo strutturalmente singolo – e plurale. Luigi Pirandello può facilmente introdurre l’io nell’accidentato territorio personale dell’Uno, nessuno, centomila. E la psicanalisi del contemporaneo Sigmund Freud ragionare a lungo sugli strati e le varianti della personalità.

Questo testo non si inoltra nelle ipotesi e nei tecnicismi della scienza, rimane al di qua delle elaborazioni sottili e sofisticate dell’ermeneutica psicologistica, predilige il campo della letteratura, considerando quest’ultima una parte fondamentale, anche e forse soprattutto nelle sue versioni non logiche, della logica della comprensione. In questo senso, il volume non attende a nessuna versione disciplinare, proponendo ‘semplicemente’ un elemento esistenziale come spinta o via d’uscita verso la scrittura, in sé meditativa e sperimentale. Nelle nostre giornate, diventate cosmicamente più avventurose e sofferenti, il desiderio di varcare le soglie deprimenti di se stessi può essere assai intenso e talora irrefrenabile. Dipende dalla percezione di usura del sé, di obsolescenza dell’io, di insofferenza dei confini della propria vita. Parliamo dell’uomo medio, che non è incline agli eccessi: soluzioni estreme sono prevedibili e tragicamente praticate. Qui si suppone senza mezzi termini – ricordando l’espressione di Émile Durkheim della Prefazione alla prima edizione della Divisione del lavoro sociale (1893) – che l’uomo voglia vivere, e vivere tanto da vantarsi di dare i natali reali o fantastici ad un’ altra creatura, originata appunto dalla coniugazione dilemmatica e sempre accidentata tra l’Ego e l’Alter Ego.

Ed eccovi Gregorio,  un giovane – non può che essere giovane! – ‘promettente’, libero e aperto alle esperienze del mondo, che non può – questo è il suo dramma – non raccogliere una educazione di base assai vicina a quella già vissuta dall’Ego e dall’Alter Ego, foggiandola secondo il suo ritmo interiore, la sua sensibilità, la sua reazione alle domande della vita - nel presente e nel futuro possibile.

Il paesaggio su cui muove lo sguardo è senza confini e la terra appare più piccola di quanto non sia. Gira per le strade e i portici di Guastalla, Reggio Emilia, e lo ritrovate poi a Lima, in uno sperduto paesino della Transcarpazia, in viaggio verso le isole Tristan da Cunha, nelle terre sventurate di Israele-Palestina. I suoi luoghi sono storie, storie di uomini che si disperdono per le vie del mondo e seguono i loro destini e le loro vocazioni: stabilisce la sua presenza con loro ed è di volta in volta compagno di viaggio che ascolta, anche quando è lui a divagare dialogando con le note della sua viola. Non c’è l’ovvio nei suoi percorsi: anche le terre più note e vicine devono essere esplorate, scrutate,  riconosciute, ricomposte con il cesello graffiante dell’inquietudine. La parola del quotidiano mantiene i suoi aloni ben oltre le semantiche contingenti cosicché  le pause, come le metafore e le allegorie sollecitano il linguaggio verso regioni ulteriori di significato.

Nato da un’unione tormentata è ben temprato al dramma della modernità, diventata gigantesca e incontrollabile, densa di molte miserie e di poche grandezze, dove si muore con facilità irrisoria e anche le morti privilegiate diventano labili e anonime. Più di ogni altra epoca la modernità espone all’uomo la condanna al peccato della sua esistenza.

Un’efficace filosofia della contingenza accresce la nostalgia della sostanza. Il buon Gregorio si è messo sulle tracce arcaiche dell’entelechia, della sostanza, che  Kant ha abbandonato nelle nebbie del noumeno consapevole che l’uomo non dispone di strumenti divini per affrontarla ed è destinato perciò alla sofferenza e al rimpianto.

I ventuno capitoli del racconto di Gregorio si svolgono  mentre cresce l’oblio dell’Ego e dell’Alter Ego, in realtà pacificati dalle loro ansie e dalle loro diatribe da un nuovo enigma vivente su cui si concentra e si versa l’eros vivificante dello spirito creativo. Vi chiedete del destino di Gregorio, ma egli gode ormai della sua autonomia e non ci sono altri personaggi oltre il suo, essendo diventati i suoi padri puri simulacri. E’ probabile che dal suo tirocinio intellettuale, dal suo vigore giovanile, dalla sua indomita ricerca dovremo attenderci altre normali avventure per le aspre contrade della geografia metafisica della terra.

Libri correlati: 
STORIA DI DAN
Lettere dal Sud
BREVIARIO D'AUTUNNO
POESIE MIGRANTI