CRISTIANESIMO E RIVOLUZIONE

Dialettica, inquietudine e critica della politica

Volume della collana PICCOLA BIBLIOTHIKI n. 70
Prezzo: €20,00 / Prezzo di listino: €20,00
CON OMAGGIO A SCELTA UN VOLANTINO MILITANTE O UN DIARIO
Formato: 120X210, 176 pagine / Maggio, 2024 / ISBN: 9788893132701

Il cristianesimo ha introdotto nella cultura occidentale sia una visione vettoriale e teleologica della storia, sia l’idea di rivoluzione, pensata sotto l’aspetto spirituale, sol che si pensi al concetto di «uomo nuovo» in Paolo di Tarso. Le rivoluzioni verificatesi nel Novecento hanno prodotto una secolarizzazione di questa visione, soprattutto nei casi in cui esse hanno dato vita ai regimi politici totalitari. Questa secolarizzazione ha registrato diverse conseguenze, a cominciare dall’umanizzazione del male: questo non aveva più un’origine trascendente, ma era stato introdotto dagli uomini (gli ebrei per il nazismo, il capitalismo per il comunismo); e così come era stato introdotto, poteva anche essere debellato definitivamente, a opera appunto della rottura rivoluzionaria. Se le rivoluzioni moderne hanno secolarizzato la visione cristiana della storia, due domande s’impongono: si è proprio del tutto realizzato il weberiano «disincanto del mondo»? E il cristianesimo è proprio del tutto estraneo alla modernità?

"Se il tempo ha un senso, se la storia ha una direzione, allora l’essere umano diviene protagonista di questa storia, protagonista in una relazione con Dio che lo vede impegnato in prima persona nell’adoperarsi per la salvezza personale e comunitaria. Così, il tempo si apre alla speranza, viene orientato verso un miglioramento che, in termini secolarizzati, potremmo definire come utopia. Ogni rivoluzionario, dunque, non è solo produttore di tempo, creatore della storia, ma soprattutto colui che indirizza verso un’utopia, verso qualcosa che non c’è ancora ma che, prima o poi, ci sarà.

È questo il motore di ogni rivoluzione, da quella industriale a quella bolscevica di Lenin, passando anche per le rivoluzioni fasciste e naziste. Rivoluzioni che hanno un paradigma di riferimento, che hanno una tensione verso cui dirigere le masse. Un’utopia che riecheggia il non ancora della tensione escatologico-messianica presente già nella Bibbia e che ritroviamo nell’incompiutezza verso cui apre il messaggio cristiano e paolino, in modo particolare. Non più un tempo ciclico, ma un tempo orientato, un tempo incompiuto con istituzioni politiche e sociali non assolute, ma sempre e comunque mutabili."

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